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I principi ispiratori

1. La filosofia del DPR 448/88
L’idea di fondo del processo penale minorile è che esso possa assumere carattere di “funzionalità per il minore” favorendone la crescita e costituendo luogo di apprendimento e consapevolezza su se stesso e le proprie modalità di entrare in relazione con la società allo scopo di potenziare nel minore la possibilità di avviarsi lungo percorsi di vita alternativi a quello deviante.
Il “rendere conto del reato” si colloca all’interno di una visione che pone l’accento sulla possibilità/necessità di cogestire i conflitti coinvolgendo sia il colpevole che la comunità in un percorso che a partire da responsabilità e ruoli differenti risulti essere proficuo per entrambi.

2. L’approccio psicosociale
La devianza minorile va osservata quale problema che origina anche dal contesto sociale e che solo tenendo conto del sociale può trovare una soluzione efficace. Soluzione che abbisogna di interventi complessi e articolati che coniughino l’esigenza di una tutela efficace della società con il dovere di sostenere, garantire e prendere in carico il giovane, interpretando il suo gesto e mettendo in atto, interventi atti ad agevolare la sua fuoriuscita dalla situazione di disagio che egli, con il suo comportamento, esprime. Occorre, quindi, un intervento centrato non solo sul ragazzo, ma rivolto anche alle varie agenzie (famiglia, scuola, ecc.) e al suo contesto socio-relazionale.

3. Il diritto di ogni minore alla propria famiglia
Se da un lato ciò significa (in accordo con la legge 149/2001 che all’art 1 recita: “il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia…”) il riconoscimento della fondamentale importanza della famiglia per la crescita di ogni minore, dall’altro questo si concretizza nel lavorare per contrastare - e ove possibile rimuovere - le condizioni di disagio e deprivazione socio-culturale, presenti nei contesti familiari e relazionali dei nostri ragazzi, supportando ad esempio le figure genitoriali nell’esercizio adeguato del loro ruolo e promuovendo nei minori percorsi di positiva espressione delle loro potenzialità che alimentando vissuti di adeguatezza e autoefficacia accrescano i livelli di autostima facilitando così un positivo inserimento e una reale integrazione sociale.

4. Il lavoro di rete
Non è solo un modo di lavorare, una diversa prospettiva di accostamento alla risoluzione dei problemi, è soprattutto una mentalità.
L’approccio di rete aiuta a superare la classica ripartizione in livelli dell’intervento sociale: precisamente la distinzione fra lavoro individuale, lavoro di gruppo e lavoro di comunità. E’ un approccio integrato proprio perché si situa simultaneamente su ciascuno dei livelli. Pensare in termini di “rete” significa superare la scissione parte/tutto, considerando gli individui da un lato e le comunità dall’altro, non più come obiettivi separati degli interventi sociali, ma come elementi interdipendenti del sistema.
Il lavoro di rete nei nostri servizi si sostanzia tramite l’utilizzo costante delle equipe integrate (tra operatori del pubblico e del privato sociale e tra diverse e complementari professionalità) in ogni fase della presa incarico e della progettazione educativa con il ragazzo.


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